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Finlandia

Intervista a Jenni Toivonen, tra Terra e corpo umano

Jenni Toivonen, nata nel 1993, è una fotografa e artista visiva finlandese attualmente residente a Helsinki. Il suo lavoro si stabilisce nello spazio tra il documentario e la fotografia d’arte e lavora anche con altri media come film, testo e pittura.

Si interessa di argomenti come la migrazione e l’identità; l’ambiente motiva il suo lavoro, nonché i luoghi verso cui gravita e il suo rapporto con loro. Il suo lavoro medita spesso sulle connessioni tra il mondo interno ed esterno in un modo ontologico e riflessivo. Al momento è interessata alla prospettiva postumanista e alle connessioni tra la Terra e il corpo umano. 

Ha conseguito una laurea in fotogiornalismo presso l’Università di Tampere e ha studiato fotografia documentaria a Buenos Aires. Attualmente sta lavorando a progetti personali a lungo termine e sta finendo il suo Master in Fotografia presso la Aalto University School of Arts, Design and Architecture. 

Jenni Toivonen, fotografia della serie "Correnti Blu", 2020
Jenni Toivonen, fotografia della serie “Correnti Blu”, 2020
Perché hai deciso di dedicarti alla fotografia? Puoi parlarmi del tuo percorso per diventare una fotografa professionista?

Fin da bambina sono stata molto interessata alle immagini e, sin dall’inizio, la pellicola mi ha affascinato come forma di narrazione visiva.
Ho avuto la mia prima macchina fotografica da adolescente e ho iniziato a fotografare i miei amici, i dintorni e me stessa. Questo era un modo per esplorare il rapporto tra me e ciò che mi circondava e un tentativo di comprendere la mia identità e il mio posto in questo mondo.
Più tardi sono andata a studiare all’università e mi sono interessata maggiormente agli aspetti sociali e politici della fotografia come modo di rappresentare il mondo, modellare la realtà e creare consapevolezza. Ho iniziato a studiare e a lavorare nel campo del fotogiornalismo. Però, mi sono trovata a lottare con gli squilibri di potere, il sensazionalismo e la superficialità che l’industria spesso affronta. Successivamente, mi sono trasferita a Buenos Aires e ho iniziato a lavorare in modo indipendente su un progetto documentario a lungo termine. Questo tratta di una comunità eco-anarchica. Ho cercando di creare una connessione personale con l’argomento e una storia più approfondita.

Qualcuno descrive il tuo lavoro come una via di mezzo tra documentario e fotografia artistica, pensi che l’idea rappresenti correttamente i tuoi progetti e cosa significa per te?

Negli ultimi due anni la mia pratica si è spostata leggermente dalla fotografia documentaria verso l’espressione artistica. Ciò è in parte grazie al completamento di un Master in una scuola d’arte, ma anche a causa del mio interesse ad espandere i modi di narrazione visiva provando nuovi metodi e tecniche.
Uso ancora elementi documentari nel mio lavoro personale, ma lavoro in modo intuitivo e cerco di trovare un linguaggio visivo che si percepisca al meglio in ogni progetto. Quando si tratta di soggetti, mi concentro su temi con i quali sento una forte connessione personale ed emotiva.

Jenni Toivonen, fotografia della serie "Correnti Blu", 2020
Jenni Toivonen, fotografia della serie “Correnti Blu”, 2020
Lo scopo del mio progetto è studiare la relazione tra l’ambiente del nord Europa e la sua fotografia. Pensi che il tuo paese e la tua cultura influenzino il tuo lavoro?

Il fatto che io venga dalla Finlandia, che è un paese di foreste e laghi, ha avuto un grande impatto sul mio lavoro. La mia casa d’infanzia si trova accanto a una grande foresta e ad un lago, dove passavo gran parte del mio tempo. Ciò ha influenzato il mio interesse per il rapporto tra umano e non umano e le connessioni tra il corpo e il paesaggio.
L’importanza degli spazi blu e verdi (acqua e foresta) è diventata significativa per me, sia come luogo di restauro che come luogo di ispirazione e simbolismo per il mio lavoro artistico. Il contrasto tra le culture e i paesaggi finlandesi e sudamericani ha sicuramente lasciato un segno su di me. Pur essendo più profondamente coinvolta in un ambiente diverso e in un modo di vivere diverso da quello in cui stavo crescendo, ho imparato a vedere il mio background nordico e le caratteristiche uniche sotto una nuova luce.

Penso che “Ti aspetterò lì” sia un progetto molto interessante. Dove sono state scattate le foto? Puoi dirmi qualcosa sull’obiettivo di questo lavoro?

Questo lavoro si trova nelle coste occidentali del Portogallo, dove ho fortemente gravitato a causa delle mie amicizie e del senso di connessione con la mentalità e i paesaggi locali.
Ho fotografato i giovani in una sorta di fase transitoria della vita in cui devono prendere decisioni tra trasferirsi all’estero in cerca di migliori opportunità di lavoro o rimanere nel loro paese d’origine. Il progetto riguarda la nostalgia e la solitudine dell’essere giovani e lo stato in cui tutto è possibile e insicuro allo stesso tempo. Ho esplorato l’effetto del paesaggio sull’identità e sul senso di appartenenza. Ma anche, su come il significato di questi concetti si evolva col passare del tempo e le nostre vite avanzino.

Jenni Toivonen,Fotografia della serie "Ti aspetterò lì", 2019
Fotografia della serie “Ti aspetterò lì”, Jenni Toivonen, 2019
Della serie "Ti aspetterò lì", 2019
Della serie “Ti aspetterò lì”, 2019
Della serie "Ti aspetterò lì", 2019
Della serie “Ti aspetterò lì”, 2019
Fotografia della serie "Ti aspetterò lì", 2019
Jenni Toivonen, fotografia della serie “Ti aspetterò lì”, 2019
“Non ricavare nulla da qualcosa” è un progetto sul desiderio e sulla memoria sensoriale. È ambientato in Finlandia? Cosa rappresenta questo progetto per te?

Dopo aver vissuto per quasi due anni in Sud America, che era diventata la mia nuova casa, sono tornata in Finlandia e ho sentito un grande contrasto e cambiamento ambientale e culturale.
Avevo difficoltà a stabilirmi a Helsinki e provavo un forte desiderio nei confronti della gente e dei luoghi che mi avevano profondamente toccata mentre vivevo in Argentina e in Cile.
Ho prestato attenzione a come una volta queste persone e questi luoghi mi avevano fatta sentire. E come la loro assenza è diventata più reale e ha cambiato tutto il mio modo di sentire. La memoria sensoriale svaniva giorno dopo giorno e si abituava maggiormente alla nuova città in cui vivevo.
In questo progetto ho usato le mie immagini di paesaggi archivistici dal Sud America e le immagini macro del mio stesso corpo, creando parallelismi e connessioni con questi due opposti che inizialmente sono collegati tra loro a livello materiale. In questo caso sono stata ispirata dall’idea di Ana Mendieta del “corpo terrestre” in cui il paesaggio e il corpo creano un continuum tra loro.

Jenni Toivonen, Fotografia della serie "Non ricavare nulla da qualcosa", 2018
Jenni Toivonen, fotografia della serie “Non ricavare nulla da qualcosa”, 2018
dalla serie "Non ricavare nulla da qualcosa", 2018
dalla serie “Non ricavare nulla da qualcosa”, 2018
Jenni Toivonen, dalla serie "Non ricavare nulla da qualcosa", 2018
dalla serie “Non ricavare nulla da qualcosa”, 2018
Stai pensando di lavorare su alcuni nuovi progetti?

Il nuovo lavoro in corso si concentra su una vecchia comunità finlandese utopica in Brasile, di cui i miei bisnonni stavano prendendo parte alla costruzione negli anni ’30.
La loro missione era quella di formare uno stile di vita in connessione e armonia con la natura, vicino al parco nazionale più antico del Brasile. In questo progetto la mia storia familiare personale si intreccia con la storia della migrazione finlandese: le questioni globali del futuro dei tropici e del mondo naturale in generale. Ancora una volta, la storia è una meditazione sulle connessioni tra umano e non umano e un’ode alla sensazione di desiderio e alla voglia di appartenere.
Il processo è diventato abbastanza multimediale quando uso vecchie foto d’archivio, le mie foto e pellicole da 8 mm che ho girato durante il mio viaggio.
Ho visitato i resti di questo villaggio alla fine dell’anno scorso e sto aspettando di tornare a girare il prima possibile.

Sito dell’artista: jennitoivonen.com/